A Copenaghen si è parlato molto del gioco italiano

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Come era sin troppo evidente, alla Conference di Iagr a Copenaghen, l’argomento del divieto italico alla pubblicità al gioco non poteva che suscitare stupore tra i regolatori degli altri Paesi: quindi se ne è parlato, ed anche diffusamente, poiché si tratta di un argomento che suscita interesse per tutti coloro che trattano di gioco d’azzardo, delle sue regole e della sua distribuzione. Ecco perché, dopo i primi due giorni di dibattito, la conferenza internazionale ha guardato con una speciale lente di ingrandimento l’Italia ed il suo divieto totale di pubblicità relativa ad ogni forma di gioco con vincita in danaro ed ha pilotato queste disquisizioni in un dibattito dal titolo “Divieto di pubblicità: è questo il trucco?” che, forse, risuona vagamente come una presa in giro dello stesso provvedimento di divieto.

Certamente, bisogna tenere conto delle tante perplessità che il divieto ha suscitato sia nel nostro Paese che nel resto del Mondo attorno a questa misura adottata in modo così repentino dal Governo del Cambiamento, provvedimento che ha colpito i vari regolatori suscitando stupore e perplessità ed assumendo, quindi, un interesse particolare dentro e fuori dall’industria del gioco. Giusto, di conseguenza, che se ne parli anche a Copenaghen dove si è tentato di valutare i pro ed i contro delle limitazioni pubblicitarie: la prima osservazione o riflessione che è stata posta è che i “prodotti di gioco sono diversi da tutti gli altri prodotti da intrattenimento” che possono rendere accettabili limitazioni alla pubblicità ed il divieto italico della stessa potrebbe dare inizio, od ispirare, limitazioni similari in altre giurisdizioni.

In modo conseguenziale a questa riflessione nasce spontanea la domanda: ma quanto può essere vitale la pubblicità libera per l’industria del gioco d’azzardo e dei casino online? Ed è quella domanda alla quale anche nel nostro Paese si continua a cercare di rispondere. E così logicamente è accaduto alla Conferenza di Iagr nella quale il compito di presentare ed illustrare nel dettaglio la situazione italiana viene affidato al responsabile di European Gambling Lawyers & Advisors ed al Senior Advisor della Norwegian Gaming and Fundation Authority: senza dubbio due personaggi di grande prestigio rispetto al mondo dei giochi. Questa “discussione” con il suo tema era particolarmente attesa non solo per entrare meglio negli argomenti che hanno portato ad un simile divieto, ma anche per la preoccupazione generata a livello globale da questa iniziativa politica dell’italico Governo.

Non bisogna dimenticare che all’estero mancano informazioni relativamente al provvedimento emanato dal neo Governo italiano e questo ha creato maggiormente perplessità e sgomento tra i regolatori, ed anche tra gli operatori, poiché questa recentissima norma non è stata compresa sino in fondo. Questa situazione è emersa, senza ombra di dubbio, nei primi giorni della Conferenza di Copenaghen dove il “caso Italia” è stato menzionato più di una volta, ma ogni volta è stato probabilmente frainteso: c’è, infatti, chi ritiene che il provvedimento sia stato messo in campo solo per l’online, chi ha capito che verranno soltanto vietate le sponsorizzazioni sportive e chi, per ultimo, pensa che il tutto riguardi soltanto le televisioni. Ma l’italica realtà è ben diversa: il divieto alla pubblicità è totale, riguarda tutto e tutti e questo è stato ben spiegato a coloro che partecipano alla Conference di Iagr.

Ma, prima di affrontare il “divieto italiano”, si è parlato del rapporto che deve esistere tra industria del gioco e regolatori: è importante un dialogo tra questi due “soggetti” poiché si mettono a confronto diverse realtà presenti a livello globale: si passa dall’esperienza jamaicana a quella danese, quindi mondi diversi, con popolazioni assai diversificate come sono diversi i modi di vita. Si riflette, con queste esposizioni sui quadri normativi delle varie parti del globo che sono caratterizzati sempre da una struttura statica di regole e regolamenti: ma, invece, la loro applicazione è tutt’altro che statica poiché lo sviluppo costante, e sempre presente delle varie tecnologie, i requisiti normativi ed i vari mercati rendono la supervisione del gioco d’azzardo un processo alquanto dinamico nella pratica. Per questo, probabilmente, la comunicazione tra le parti interessate, l’industria del gioco ed i regolatori, risulta fondamentale in questi rapporti.

Per fare un pratico esempio si può sottolineare che le procedure di autorizzazione, di applicazione, lo sviluppo di nuovi standard e, sopratutto, nuovi tipi di giochi sono solo alcuni punti nei quali si evince che la comunicazione diretta tra le autorità e l’industria diventa parte del “business”. Ma non è semplice, né facilmente raggiungibile questo dialogo: sopratutto, non è semplice raggiungerlo nel modo migliore, occupando la propria posizione e facendola ovviamente rispettare, essendo diretti, aperti ed anche fiduciosi. Certamente, nella discussione che verte questa tematica emerge che gli approcci tra i regolatori ed i loro licenziatari sono spesso assai differenti: ma quali sono le esperienze positive che possono essere portate ad esempio per gli altri? E sopratutto esiste una “linea sottile” che collega il dialogo ed il mantenimento della “giusta distanza”?

Nella Conferenza di Iagr non poteva mancare un incontro sul gioco responsabile, argomento senz’altro caro a tutti i regolatori e che impegna forze in ogni Stato: “Ambiente di gioco sostenibile e regolazione efficace attraverso le strategie di comunicazione sociale e di rischio”. Argomento a largo raggio, perché in una piccola frase coinvolge tante direzioni sulle quali un “buono Stato” deve intervenire per la tutela dei giocatori stessi e del suo territorio. Si deve partire, oggi, dal concetto che il giocatore ha esigenze diverse, che continuano a mutare, e si aspetta che i giochi possano fare lo stesso e che siano in costante cambiamento in modo che si possa trovare in loro quello che in realtà si ricerca. Questa “febbrile ricerca di novità e di evoluzione” può esporre i regolatori a cambiamenti improvvisi e laddove la regolamentazione non è all’altezza delle aspettative della comunità, i regolatori potrebbero persino trovarsi presi di mira e diventare “la parte di un problema”, invece che essere centrali nella sua soluzione: cioè quella di bilanciare le richieste della comunità, che vuole “godere dell’intrattenimento del gioco”, ma che ne vuole essere anche protetta.

ottobre 3, 2018 Di: : •
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