Casino di Campione contro il licenziamento di massa

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Era assolutamente inevitabile che un evento come il “licenziamento in massa” dei dipendenti della Casa da Gioco di Campione d’Italia non facesse parlare di sé: la reazione dei sindacati è stata immediata, chiara e forte ed il Prefetto di Como ha convocato le organizzazione sindacali alla presenza, anche, del commissario prefettizio per fare il punto su questa delibera di licenziamento. I “fortunati” sono ben 86 ed è un numero considerevole: la convocazione ha come obbiettivo quello di esaminare le eventuali ricadute che tutto ciò avrà sulla comunità campionese. Uno dei sindacalisti attivi mette anche la famosa “pulce nell’orecchio” dichiarando che bisognerà capire se vi è stato qualche intervento a livello superiore perché una situazione del genere non si era mai palesata nei confronti di una Casa da Gioco e di un famoso casino online. E tutto questo farà “indubbiamente precedente”, oltre che causare danni alle famiglie dei dipendenti licenziati che sono, come si è ricordato, ben 86 su 102 dipendenti dell’Ente.

Per questa operazione così inusitata, si pensa vi sia stato un intervento ministeriale, ma certezze non ve ne sono attualmente, ma solo le classiche “voci di corridoio” che serpeggiano sul territorio campionese e si rincorrono tra i corridoi del Comune e della Casa da Gioco (chiusa). Senza interventi di qualsivoglia genere, purtroppo, i licenziamenti diventeranno effettivi dal prossimo 10 novembre ed il tempo veramente, quindi, “stringe”: per questo motivo i dipendenti tutti uniti si sono rivolti ad uno studio legale romano per la presentazione di un ricorso al Tar della Lombardia contro questa particolare delibera comunale, ricorso dove si richiede innanzi tutto la sospensione degli effetti della stessa delibera prima, ed il suo annullamento poi, in fase successiva.

Si può dire, in tutta franchezza, che le possibilità che il ricorso venga accolto ci potrebbero anche essere: Campione d’Italia si trova in una situazione che si dibatte tra il diritto nazionale e quello internazionale e già questo non ha precedenti e, di conseguenza, non risulterebbe applicabile al 100% la legislazione nazionale. In aggiunta, sembrerebbe che il decreto ministeriale che determina “il rapporto numerico tra dipendenti comunali e la popolazione” non risulterebbe adeguato alle particolarità della città di Campione d’Italia dove alcuni servizi vengono gestiti direttamente dal Comune. Infine, ma argomento di “vitale importanza”, i legali che presentano il ricorso ravvisano qualcosa di particolarmente strano nell’operato dell’ex sindaco Roberto Salmoiraghi. Particolarmente, quando quest’ultimo è intervenuto per determinare il nuovo “organigramma” comunale che comprendeva soltanto quindici persone e tra queste persone vi era la presenza “inquietante” di figure apparentemente “costruite ad personam”.

Questo ricorso al Tar Lombardia risulta inevitabile poiché le istituzioni non hanno dato risposte certe ad una situazione che coinvolge il Casinò di Campione d’Italia: considerato sia il numero delle risorse che vengono con questo atto di licenziamento di massa “messe a spasso” e, sopratutto, gli svariati profili di problematicità che investiranno i servizi resi al territorio. I dipendenti sono stati “quasi obbligati” a difendersi, sia per la propria tutela economica, sia per difendere indirettamente anche la cittadina che ospita la Casa da Gioco tricolore che si trova completamente abbandonata da tutti e non tutelata da alcuno, nonostante tutto quanto il Casinò è riuscito negli anni a destinare al sociale sia per la propria esistenza, e quindi a livello turistico, che per il lavoro indotto che è riuscito a procurare.

Onestamente, ci si aspettava che la politica e le istituzioni dessero “cenni di vita” e di intervento relativamente ad una situazione talmente grave per il territorio campionese: ma non solo non si è mosso un dito per i lavoratori coinvolti, non si sono neppure aperte trattative degne di questo nome o possibilità di trattative per uscire da questo pantano che rischia di essere uno spartiacque per situazioni analoghe ad altre Case da Gioco: e si spera che questo non si concretizzi veramente perché altrimenti sarebbe un bel guaio ed una mancanza di rispetto per un segmento del mondo del gioco che è sempre stato rappresentativo a livello di economia per il nostro Paese.

Ma, evidentemente, per questo Governo del Cambiamento essere una colonna portante dell’economia italica non riveste poi così tanto interesse: almeno per quanto riguarda un possibile intervento. Mentre l’interesse, senza dubbio, è e rimane alto quando dal gioco bisogna prelevare il “consueto obolo annuale” per far quadrare il bilancio dello Stato: allora, in quel momento, il mondo del gioco diventa un settore “irrinunciabile”. Quindi, di cosa si sta parlando? Si vedrà, poi, se malauguratamente verranno coinvolte altre strutture simili a Campione d’Italia se potrà esserci un qualche interessamento da parte, magari, del nostro Ministro del Lavoro e vice premier penta-stellato Luigi Di Maio e si vedrà se in questa sua veste, magari, riterrà opportuno aprire un tavolo di crisi.

Come si sa, purtroppo, i due schieramenti che conducono il nostro Paese con il beneplacito di buona parte degli elettori, sono assolutamente “avversi” al gioco e sperare che si intervenga con “qualsiasi cosa”o con qualsivoglia provvedimento che riguardi il mondo ludico comincia veramente a suscitare “ansie, dubbi e paure”. Non si è persa mai occasione per esternare questa ben precisa avversione, che sia poi giustificata o meno quello starà nella mente e nelle coscienze degli iscritti di quel Movimento che si sono sempre premurati di scagliarsi contro l’industria del gioco, le sue imprese ed i suoi addetti ai lavori. Si vedrà, ora, a potere conseguito se questo continuerà ad essere un sentimento che si porterà avanti, oppure per “ragioni di Stato” si dovranno vedere le cose sotto un altro punto di vista: ma quale?

Ottobre 27, 2018 Di: : •
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