Gioco: Senza un presidio legale si trasmorma in illegale

presidio legale gioco

Dove si cancella il presidio legale del gioco, arriva l’illegalità: non si vorrebbe mai, ovviamente, che questa frase diventasse come un “mantra”: ma, purtroppo, il concetto che esprime rispecchia la realtà dei territori dove sono state imposte regole troppo restrittive per il gioco pubblico (e, quindi, lecito) che dalle stesse norme risulta essere stato espulso. Ci si riferisce particolarmente al gioco, come anche nei casino online, delle apparecchiature da intrattenimento che sono quelle più bersagliate dalle varie Leggi Regionali sul Gioco che sono state messe in campo e che stanno, ora, “consegnando alla società il frutto (negativo) del loro esistere”. Persino dirigenti della Guardia di Finanza sono arrivati a considerare, dopo le loro varie indagini sull’italico territorio, che l’assenza o l’allontanamento del gioco legale riporta inevitabilmente indietro nel tempo il settore ludico,riconsegnandolo (come era una quindicina di anni fa) nelle mani dell’illegalità e della criminalità organizzata.

Questo discorso, giorno dopo giorno, continua ad essere il tema della proroga delle leggi regionali sul gioco che sempre di più “infiamma” il dibattito politico anche perché coinvolge la vita di tante famiglie che dal mondo del gioco sino a poco tempo fa erano sostenute: purtroppo, oggi, le stesse famiglie non sanno se lo saranno ancora o fino a quando potranno contare sul proprio lavoro nel settore ludico, costruito anno dopo anno, professionalmente e con dedizione. Ora, purtroppo, tutti questi sacrifici fatti dagli operatori del gioco sembrano essere stati inutili e questo non può essere che un valido motivo conduttore di dibattiti politici, economici, culturali e sociali.

Si è parlato, in modo anche abbastanza esteso, del Sindacato Toto-ricevitori che sta tutelando i suoi iscritti e proteggendo le rivendite, ma da queste righe oggi si vuole parlare del punto di vista di As.Tro, da sempre impegnata a 360° per le sue imprese, che è decisamente negativa nei confronti del Governo del Cambiamento che per il gioco senza dubbio non ha certo in mente qualcosa di positivo: per As.Tro la proroga per le leggi sul gioco, di cui si sta dibattendo in tante Regioni, risulta essere soltanto un “modo anche prosaico” di allungare i tempi. La politica italiana è guidata da due schieramenti votati dagli italiani con interpreti troppo condizionati dalle proprie convinzioni e da un populismo che sta “rovinando” probabilmente l’economia del nostro Paese.

Certamente, ci sarebbe solo da sperare che l’esempio della Liguria venisse seguito da altri territori e che, quindi, le istituzioni si confrontino con l’industria riconosciuta dallo Stato: se soltanto gli amministratori regionali e comunali guardassero pedestremente i numeri reali del fenomeno, si accorgerebbero che la vera emergenza non è quella dovuta alle apparecchiature da intrattenimento oppure alla presenza di sale giochi, ma solo ed unicamente l’occupazione ed è inutile sottolineare che l’esempio chiaro e lampante è la Regione Piemonte. Le politiche restrittive che là sono state messe in campo hanno avuto come risultato solamente l’aumento dell’illegalità e la crisi occupazionale: la raccolta è calata, ma in modo insignificante e solo del 3% e questo significa che chi giocava prima ha continuato a giocare, spostandosi ed usando le medesime apparecchiature soltanto posizionate in luoghi differenti e nulla, invece, è dato sapere relativamente al “calo dei malati”.

Bisogna sottolineare, e di questo le istituzioni ne dovranno pure prendere nota, che tutti i provvedimenti emanati sono stati utili solo a far chiudere centinaia di aziende, ma non sono stati utili per la tutela della salute dei giocatori. Forse le stesse istituzioni dovrebbero “cominciare onestamente” a preoccuparsi realmente del giocatore ed a fare il passo successivo che potrebbe essere quello di “mettersi in discussione”: capire che la chiusura delle aziende non fa certamente diminuire i giocatori, anzi. Lasciando spazio all’illegalità, che ovviamente andrà a soppiantare il gioco lecito, le criticità aumenteranno senza alcun controllo. Ma anche l’industria del gioco deve fare la sua parte perché non deve assolutamente esserci alcun danneggiato dal mondo dei giochi: quindi, bisogna prendere sul serio la sfida al gioco problematico, prendendo atto che il gioco porta con sé una parte “oscura” e che per tutelare le aziende che di gioco vivono bisogna “passare” per la difesa e la tutela dei propri clienti.

A questo punto si ripete sempre lo stesso “mantra”: dove si cancella il presidio lecito del gioco, l’illegalità ne prende il posto. L’illegalità è dilagata in Piemonte e si è impadronita della metà della Regione e non si fermerà. E cosa si potrebbe fare, invece, da parte delle varie associazioni di categoria per non arrivare a vedere distruggere un settore, con le proprie aziende, i propri operatori ed i propri addetti ai lavori? Indubbiamente, il confronto con gli Enti Locali nelle Regioni che hanno le autorizzazioni in scadenza è indispensabile così come con le Regioni che potrebbero prendere in esame una proroga della normativa sul gioco: l’industria del gioco questi confronti ne ha richiesti sempre e su qualsiasi territorio, ma non sempre queste richieste sono state ascoltate dalle istituzioni.

Purtroppo, bisogna considerare che se la politica (questa particolarmente) non cambia approccio con l’industria del gioco, se continua a vedere nel gioco pubblico la “causa di tutti i mali del nostro secolo” e distruggere il settore ludico come unico mezzo per risolvere il gioco problematico, potranno organizzarsi mille tavoli di confronto senza avere il benché minimo risultato. Sembra davvero impossibile comprendere che si debba ritenere sempre e comunque il gioco “un problema” e mai come “una risorsa” come viene fatto e considerato in altri Paesi: per fare un esempio realistico anche se lontano dal nostro territorio, negli Stati Uniti è stato calcolato che con i proventi del gioco si possono assumere 692mila insegnanti. Forse questo sarebbe un percorso da seguire: assumiamo anche noi personale docente e chiudiamo definitivamente la porta alla criminalità organizzata. Altrimenti di cosa stiamo parlando?

Ottobre 31, 2018 Di: : •
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