Gioco: Si continua a parlare del famoso distanziometro

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Ci si domanda, quanto meno coloro che “amano” il mondo del gioco d’azzardo quale divertimento e sano intrattenimento, perché si continui a parlare del famigerato “distanziometro” quando è stato riprovato da tanti studi che questo strumento sia assolutamente inidoneo a contrapporsi al gioco problematico ed al gioco compulsivo nei siti di casino online. Si continua ancora oggi a disquisire su questo argomento, poiché gli stessi distanziometri, purtroppo, saranno la causa della chiusura di tante piccole e medie imprese nonché del licenziamento di tantissime risorse e, di conseguenza, non si può evitare di continuare a sottolinearne la inutilità e ad evidenziarne, invece, la pericolosità.

L’ardore e la caparbietà con i quali questo strumento è stato messo in campo, avrebbero dovuto essere convogliati, per riuscire a raggiungere degli obbiettivi realistici e sopratutto utili sia per il sociale che per le persone che sono state coinvolte nel gioco problematico, verso un dialogo, un confronto ed una sinergia di interventi tra l’industria del settore ludico con i suoi operatori, e le istituzioni territoriali od il Governo centrale. Se tutti gli sforzi fossero stati davvero sospinti in queste direzioni non si sarebbe arrivati certamente alla “promulgazione” del Decreto Dignità che contiene obbiettivamente più vizi che virtù.

Ai nostri giorni, dopo che sia nel nostro Paese che in altri forse anche più avanzati si parla dei passi da gigante della tecnologia, di crescita e di sviluppo esponenziale delle industrie, sembra che questi discorsi profondamente non ci tocchino e non si riesca ad affrontare, almeno sino ad ora, in modo coerente una legge che riformi, ridistribuisca e regolamenti il mondo del gioco pubblico: legge che in generale, e non solo per il settore ludico, si trova sistematicamente ad inseguire questo progresso così decantato, ma mai ad anticiparlo. Così ci si trova a mettere in campo provvedimenti frettolosi, incompleti, a volte persino incongruenti che finiscono a volte di compromettere ogni possibile sviluppo e sopratutto lasciando indietro ogni sostenibilità che è la base di qualsiasi avanzamento commerciale, industriale ed economico.

E così facendo, si arriva quindi a studiare e proclamare divieti, anche per le slot machine, invece che organizzarsi a cercare soluzioni utili per tutti, e ad imporre distanziometri. Strumenti, questi ultimi che secondo le varie Amministrazioni Regionali che li mettono in campo sono diretti alla prevenzione ed al contrasto della dipendenza da gioco e dovrebbero servire per il recupero dei giocatori coinvolti in questo disturbo, limitando loro le possibilità di usufruire delle famigerate apparecchiature da gioco con vincita in danaro, che ancora oggi vengono additate come “quelle che creano una piaga sociale”. Dunque, in sostanza, le istituzioni non cercano assolutamente il confronto con l’industria del gioco ed i suoi operatori come è stato ampiamente dimostrato dall’atteggiamento del vice premier penta-stellato Luigi Di Maio nel caso della promulgazione del citato Decreto Dignità.

Lo stesso ministro non ha aperto alcun dialogo con il settore, è andato diritto per la sua strada e così facendo certamente non si fa il bene di questo settore e neppure dello stesso Erario che si troverà ad avere, in pratica, molto meno introiti degli anni precedenti anche se lo stesso provvedimento impone un ulteriore aumento del prelievo unico erariale: e qui di nuovo ci si trova di fronte al paradosso che già tante volte si è sottolineato. Con una mano lo Stato impone il divieto assoluto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, mettendo in grave difficoltà l’intera filiera, ma con l’altra mano impone all’industria del gioco, che vive già in situazioni alquanto precarie, una tassazione ulteriore che non si ravvede come possa essere assorbita dalle piccole e medie imprese ludiche.

E pensare che il mondo ludico si è dimostrato più e più volte disponibile a confronti con le istituzioni, ha richiesto tavoli per cercare soluzioni che lo stesso settore desidera trovare. E perché gli operatori del gioco vuole continuare a credere in questo business? Sopratutto, perché vogliono continuare a fidarsi (ma faranno bene?) dell’Esecutivo e delle concessioni che lo stesso mette a disposizione di coloro che anche recentemente hanno partecipato ad un bando di gara e che ora si troveranno nella impossibilità di “usare queste autorizzazioni” che devono essere, in ogni caso, pagate allo Stato. Stato che non si capisce a che “gioco giochi” e che cosa voglia realmente dal settore: che sparisca dall’italico territorio o che continui a pagare gli aumenti che vengono richiesti ed imposti?

Possibile che non si riesca a trovare una sinergia negli interventi? Possibile che una linea comune che rispetti gli interessi di tutti non si trovi? Possibile che dal gioco si debba soltanto “prelevare” e mai consentire di essere sostenibile e di entrare nella società senza la paura di essere sempre e comunque demonizzato? Particolarmente, oltre tutto, dallo stesso premier penta-stellato che non perde occasione per dichiarare apertamente che “il gioco è una piaga sociale” e quindi va combattuto ed allontanato… e tante altre locuzioni che si è persino stufi di sentire!

Prima o poi, però, si dovrà accettare che gli strumenti messi in campo per salvaguardare i territori ed i giocatori non sono la “strada maestra” da seguire per rendere il gioco un mondo vivibile con tranquillità da chi lo ricerca. Anche lo Stato, che continua peraltro ad avere necessità delle risorse ludiche, dovrà farsene una ragione: a meno che non voglia mettere in campo “un altro suo gioco, quello magari delle Lotterie” (come la Lotteria Italia e quella dell’ex scontrino) che sono state esonerate dal divieto della pubblicità, al contrario di tutto il resto dei prodotti di gioco offerti dagli operatori che, nonostante tutto ciò che accade, ancora oggi si considerano “riserva di Stato” e continuano anche ad esserne orgogliosi. Ma fino a quando ciò sarà possibile senza confronti, senza dialogo e senza accordi sul futuro commerciale dell’industria del gioco?

Novembre 19, 2018 Di: : •
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