L’arretratezza culturale nei confronti del Gioco

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Non si contano ormai più le righe che chi scrive ha “propinato” al proprio pubblico sollevando il paragone tra le dipendenze che affliggono il nostro territorio: alcol e tabacco, infatti, sono due settori in realtà ben più pericolosi di quello dell’azzardo. Se non altro per via del fatto che queste prime dipendenze sono legate ad episodi tragici che possono arrivare a causare persino la morte del soggetto che vi viene coinvolto: e questo in un numero di casi piuttosto rilevante come si evince dai tanti studi e dalle ricerche che spesso vengono affiancate al gioco quando più che frequentemente se ne parla per le sue derive.

Ecco il motivo per cui anche le riflessioni di queste righe sono mirate a far comprendere, e ribadire ancora una volta, la pericolosità di un approccio scettico e populista quando si parla del mondo del gioco d’azzardo e dei casino online che viene troppo spesso preso di mira e demonizzato e, recentemente, pure proibito ed estromesso dai propri territori. Ciò accade, forse, per la troppa leggerezza messa in campo dalle istituzioni che non si curano neppure delle conseguenze che ciò viene a creare particolarmente nei confronti dell’occupazione. Ma è anche vero che l’attenzione è ovvio che non possa essere distolta da alcuni rischi che il giocare d’azzardo comporta, e nemmeno dalle derive che ne derivano, perché questo necessita assolutamente di impegno particolare da parte del Legislatore e delle strutture sanitarie.

Non si può, però, fare a meno di sottolineare con quanto scetticismo di parla sempre del mondo del gioco pubblico, dello ostracismo con il quale si valutano la sua industria ed i suoi operatori, facendo risalire a questo settore solo un “luccichio di danaro” e non i risultati che le stesse attività ludiche sono riuscite a raggiungere. L’arretratezza culturale con la quale si affronta sempre il discorso sul gioco ormai sta diventando “vecchia ed obsoleta”, ma purtroppo è “dura a morire”. Non si arretra neppure davanti all’evidenza dei dati ed a quella scientifica che non giustifica la differenza di approccio che particolarmente lo Stato intrattiene nei confronti della “sua riserva gioco”.

Atteggiamento profondamente differente da quello che si era intrapreso nei confronti del fumo e dell’alcol, dipendenze assai più pericolose, e chissà poi perché… E pensare che il gioco pubblico in tutti questi anni ha senza dubbio prodotto per le casse dell’Erario tantissimi introiti non opponendosi (e come avrebbe d’altra parte potuto?) ad alcun aumento di tassazione, a volte anche scriteriato ed assorbendo tutti “i colpi proibiti” che il Legislatore ha pensato di mettere in campo nei suoi confronti.

Non dovrebbe mancare una riflessione sul fatto che l’Italia è l’unico Paese in cui muoiono oltre 430 mila soggetti a causa dell’alcol, mentre si incrementano le vittime per il tabacco ed è un territorio dove si continua a far finta di nulla rispetto alla distribuzione di questi prodotti mentre, al contrario, si interviene ed anche pesantemente nei confronti del gioco pubblico. E questo è indubbiamente un chiaro riferimento al Decreto Dignità dove si è introdotto un divieto assoluto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse ed una serie di limitazioni che stanno facendo, purtroppo, scomparire l’offerta di gioco legale dall’italico territorio, mentre ovviamente quello illecito prolifera.

Inutile sottolineare il paradosso che esisterà a partire dal luglio del 2019 dove scadrà il “periodo di transizione” determinato nel decreto per l’esaurimento dei contratti pubblicitari in essere che possono essere portati a termine entro quella data: in quel momento, negli esercizi italici non potranno più essere promossi prodotti di gioco con vincita in danaro, mentre continueranno ad esibirsi, in tutta la loro smagliante immagine, gli alcolici ed i tabacchi ed ora anche prodotti a base di cannabis. I prodotti di gioco invece no! E tutto ciò non farà altro, come già sottolineato più volte, che convogliare sul territorio le offerte illegali che andranno a rimpiazzare l’offerta lecita di Stato. Quindi, lo Stato estromette a mezzo di una istituzione statale (Regione o Comune) la propria “riserva” rappresentata dall’offerta del gioco lecito: più paradossale di così.

Ma se l’arretratezza culturale che vige nel nostro Paese nei confronti del gioco d’azzardo ci fa arrivare al proibizionismo (divieti e distanziometri) come strumento per combattere il gioco problematico, bisogna anche dire che non si tiene conto ciò che la storia avrebbe dovuto insegnare a chi persegue questo obbiettivo mediante questi strumenti: sono entrambi mezzi che hanno dimostrato ovunque di essere inefficaci se non addirittura controproducenti. E non è che questo discorso viene fatto da “uno sprovveduto come colui che scrive queste righe”, ma dai vari studi condotti su questa materia e da perizie tecniche realizzate sui territori e presentate nei vari procedimenti che sono stati instaurati da imprese di gioco presso i vari Tribunali Amministrativi Regionali o presso la Giustizia ordinaria.

Non vi è dubbio, infatti, che il distanziometro rappreseni un errore perché inidoneo a perseguire gli scopi che la stessa amministrazione pubblica intende raggiungere: invece che limitare o contenere l’offerta finisce per vietare od eliminare quasi completamente l’offerta lecita di Stato, causando l’ormai più che celebre “effetto espulsivo” di cui si è parlato più di una volta ma che evidentemente non è abbastanza, visti i risultati. E, quindi, come può un divieto quasi totale dell’offerta di gioco controllata dallo Stato agire in modo utile e funzionale? Verrebbe da dire che le battaglie ideologiche che vengono combattute nei confronti del gioco sarebbero da evitare, mentre invece non bisognerebbe mantenere le cose come stanno.

Sarebbe utile ricercare soluzioni più utili, più concrete, più efficaci ma che, sopratutto, rispettino i territori, i giocatori, ma anche le imprese che di gioco vivono e che tanto hanno fatto in questi anni per difendere il gioco pubblico (e quindi lecito) dalla presenza del gioco illegale: sperando che tutto ciò che succede in questi ultimi tempi non vada proprio a minare il primo (gioco lecito) “ringalluzzendo” il secondo (gioco illegale), altrimenti altro che arretratezza culturale, bisognerebbe parlare proprio di “qualcosa di peggio”…

Novembre 12, 2018 Di: : •
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