Piu grave la dipendenza da fumo che quella da gioco d’azzardo

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Tantissime volte da queste righe ci si è espressi relativamente al fenomeno del gioco d’azzardo e dei casino online, al suo dilagare ed al modo in cui le istituzioni lo stanno affrontando, comparando questi atteggiamenti a quelli che invece sono stati tenuti, sempre dai vari Esecutivi che negli anni si sono succeduti, nei confronti del fumo e dell’alcol. Tanti studi hanno confermato che il disturbo da gioco d’azzardo incide in percentuale minore relativamente alle altre dipendenze ben superiori e meglio affrontate, vuoi con campagne pubblicitarie mirate, ma non demonizzanti, e divieti ma non proibizioni. Però si dice sul gioco di tutto e di più e quel che è peggio è che si persevera su questa strada sino ad essere arrivati, per “merito” del nostro vice premier penta-stellato Luigi Di Maio persino a proibirne totalmente la pubblicità di ogni sorta ed in ogni ambito, sponsorizzazioni sportive incluse.

Rimane sempre la domanda che è sorta spontanea all’apparire del famigerato Decreto Dignità, con incluso divieto alla pubblicità, se proibire sia meglio di prevenire e di curare: ma la risposta ufficiale a questa domanda che non si pone esclusivamente l’italico popolo, ma che proviene anche dall’estero e dai suoi regolatori, la si aspetta da un bel po’ e nessuno si vuole esporre troppo. Solo il Ministro del Lavoro ha materializzato questo divieto, continuando ad essere coerente con la sua campagna elettorale e le sue promesse e vediamo andando avanti cosa mai succederà alle imprese di gioco, ai suoi operatori ed ai suoi addetti ai lavori, diretti ed indotti. Ma a prescindere da ciò che è stato indicato nelle righe precedenti, e che raffigura uno scenario non certo idilliaco ma onesto della realtà, si allinea a questo pensiero il Tar del Lazio che ritiene la dipendenza da fumo più grave rispetto a quella del gioco d’azzardo patologico.

Per spiegare meglio il suo punto di vista e le proprie decisioni, i Giudici di quel Tar sottolineano quanto sia giusto, e certamente non irragionevole, tenere in alta considerazione la pericolosità delle sigarette elettroniche (mezzo alternativo alla normale sigaretta) in relazione al pregiudizio per la salute sino ad arrivare alla dipendenza da fumo. Tale dipendenza viene ritenuta “più grave rispetto alla cosiddetta ludopatia” e questa pericolosità richiede, di conseguenza, regole più restrittive per la vendita dei prodotti da fumo elettronico, rispetto a quelle norme, seppur restrittive, dettate dal Legislatore per l’offerta del prodotto gioco. Queste “spiegazioni” dettate dal Tar del Lazio, fanno in modo che lo stesso vada a respingere il ricorso di alcune società operanti nel settore della commercializzazione delle sigarette elettroniche attraverso piattaforme e domini web, nonché siti internet. Ricorso proposto contro la decisione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con la quale sono state estese le procedure di rimozione dell’offerta di vendita dai detti siti web anche ai prodotti di inalazione senza combustione: procedure già previste e messe in pratica in materia dei giochi.

Questa similitudine, dipendenza da fumo-dipendenza da gioco viene continuamente “tirata in ballo” dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio laddove accomuna tra i due settori determinate normative nelle quali è stato attribuito all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il potere di inibire i siti web con offerta di prodotti da inalazione senza combustione contenenti sostanze liquide come la nicotina. Con le stesse modalità stabilite dai provvedimenti di attuazione, la medesima Agenzia opera la “rimozione dell’offerta che si concretizza attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincita in danaro in difetto di concessione o, comunque, in violazione delle norme di legge o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione.

In sostanza si sottolinea che, con l’entrata in vigore dell’art. 5-bis del Decreto Legge n. 50 del 2017, viene attribuito all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il potere di reprimere particolarmente l’offerta via internet di prodotti da inalazione senza combustione contenenti nicotina, ove “tale offerta sia attuata in violazione del divieto di vendita transfrontaliera”. Si può senza dubbio dire, senza paura di essere smentiti almeno questa volta, che il paragone tra le due dipendenze “giochi a favore del gioco” in quanto come detto all’inizio di questo articolo si è veramente troppo stigmatizzato e demonizzato il disturbo da gioco d’azzardo ritenendolo la causa “di tutti i mali del secolo”.

É evidente, quindi, che il mondo dei giochi si ribelli a tutto questo anche perché questa “ribellione pacata” discende da studi posti in essere da centri di ricerca più che quotati che hanno dimostrato, percentuali alla mano, quanto siano più negativi alcool e fumo rispetto al gioco problematico e quanto le percentuali delle prime due dipendenze siano superiori a quelle che si riferiscono al gioco. Ma sembra che questo argomento non venga cavalcato dai media, mentre la demonizzazione del settore dei giochi sembra essere il “loro gioco preferito”, gioco, peraltro, nel quale riescono piuttosto bene.

L’intervento dei media nei confronti del mondo del gioco pubblico è stato essenziale per additarne l’incapacità di poter accedere al sociale, nonostante sia a volte “scappato” agli stessi media che il settore ludico ha contribuito, e non poco, a rimpinguare consecutivamente per anni le casse dell’Erario particolarmente quando si tratta di coprire i “buchi del bilancio statale” che ha sempre avuto necessità di accedere a quel “pozzo senza fondo” che viene rappresentato dalle tasse che le imprese di gioco, particolarmente quelle che trattano apparecchiature da intrattenimento, riversano allo Stato: imprese, peraltro, che sarebbero da considerarsi “riserva di Stato” visto che lo rappresentano a mezzo della concessione acquisita per poter commercializzare il gioco pubblico. Ma siamo in Italia e questa è la realtà: chi rappresenta lo Stato viene quasi criminalizzato invece che protetto.

Ottobre 25, 2018 Di: : •
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